Fede e ragione, il nemico è l'incoerenza

Fede e ragione, il nemico è l’incoerenza

Una contrapposizione che non esiste

Chi crede di trovare una soluzione all’atavico problema della contrapposizione tra Scienza e Religione, si sbaglia. Per il semplice motivo che esso non esiste.

Fede e Ragione sono due accezioni egualmente importanti nella vita e nell’animo di ogni individuo. E sono espressione di due universi differenti: il “materiale” e lo “spirituale”.

Anche la stessa Scienza si è recentemente pronunciata in questo senso. I più recenti studi effettuati dai più titolati membri della Comunità Scientifica hanno proposto una nuova interpretazione di questo dualismo. La coscienza umana sarebbe infatti indipendenti da ogni fattore fisico.

Ne deriva quindi che le strade delle due discipline, seppure con molti elementi di contatto, viaggiano su binari parallele senza mai toccarsi.

Se ci pensiamo bene, infatti, un credente dovrebbe avere un rapporto con la morte a ruoli invertiti rispetto ad un razionalista. Prendiamo ad esempio un Cattolico. La convinzione derivante dall’aver abbracciato questa fede, lo induce a non avere paura della morte. O almeno non averne timore in misura maggiore rispetto ad ogni altra esperienza non ancora sperimentata. Il cattolico sa, o dovrebbe sapere, che essa è si un nemico, ma che sarà sconfitto. E che non rappresenta la fine.

Nello stesso modo chi pretende di dare una spiegazione logica alla Fede, e asserisce di non credere se non vede, mette in atto un evidente ossimoro. Avere fede, nella più ampia accezione del termine, e quindi anche in ambito non religioso, significa credere senza una prova tangibile.

I fatti di tutti i giorni nella vita comune di ognuno di noi, lo testimoniano. Il bimbo che “crede” a quanto dicono i genitori. Il ragazzo che che “crede” in un ideale. Il marito che “crede” nella moglie, e la moglie che “crede” nel marito. Sono tutti esempi di fatti quotidiani e ricorrenti che avvengono senza la necessità di prove.

Cosa c’entra la coerenza

Ma a questo punto si apre una pagina di approfondimento della massima importanza. Per “credere” o “non credere” è necessario assolutamente essere coerenti.

Il Cattolico che dice di credere, ma poi teme la morte in modo ossessivo (per carità, un po’ di paura è normale), non può definirsi veramente credente. Ma anche chi si dichiara ateo, e poi non accetta assolutamente il confronto se non su basi prettamente scientifiche, è altrettanto incoerente.

Le posizioni dovrebbero essere possibiliste entrambe. Perché credere o non credere sono due facce della stessa medaglia. Ed entrambe le convinzioni vengono assunte ad occhi chiusi. Ovvero senza prove definitive che possano stabilire chi ha ragione.

E allora fatto salvo che la Fede o l’Ateismo sono condizioni personali, la questione assume un significato del tutto diverso.

Per sdrammatizzare chiudo con la frase di uno dei maggiori artisti comici del ‘900 italiano: Walter Chiari. Interrogato sulla questione della Fede, l’attore si fece serio è dichiarò: “Se dopo la morte non ci fosse nulla, è vabbè vorrebbe dire che siamo stati uno dei tanti puntini di passaggio. Ma se ci fosse qualcosa, allora conviene credere: l’eternità è lunga! …”.

 

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